FaceApp da record e i dubbi sulla privacy

Esiste dal 2017, ma a luglio ha raggiunto gli 80 milioni di download. Intanto c’è chi si interroga sulla questione privacy. Possiamo fidarci?

Se avete navigato su un qualsiasi social network negli ultimi tempi, avrete sicuramente visto le foto pubblicate da amici e conoscenti che li ritraggono molto invecchiati o molto ringiovaniti, a seconda dei casi. E come succede spesso con ciò che riguarda Internet, questo fenomeno è diventato virale, infatti gli utenti hanno cominciato a chiamare questo fenomeno “FaceApp Challenge“, dal nome dell’applicazione per cellulari che permette di ottenere questi effetti straordinari.
L’app in questione si chiama FaceApp e ha raggiunto a luglio 2019 gli 80 milioni di download, scalando di fatto i primi posti nelle classifiche di quelle più scaricate in diversi paesi del mondo.

FaceApp è completamente gratuita ed esiste, pensate un po’, dal 2017, ma nel corso degli ultimi mesi ha ricevuto diversi aggiornamenti che l’hanno decisamente migliorata nelle sue funzionalità, facendola tornare improvvisamente popolare.

Come funziona FaceApp?

Spieghiamo molto velocemente come funziona l’app. In questo articolo infatti dedicheremo poco spazio all’app vera e propria, ci concentreremo piuttosto sull’aspetto della Privacy legata alla cessione dei propri dati personali e, ovviamente, della propria immagine da manipolare e ripubblicare.

L’utilizzo dell’app è facile ed immediato: basta scaricarla gratuitamente dal PlayStore di Google o dall’Apple Store, e caricare un selfie per vederlo trasformato in base al filtro selezionato. Per ottenere questo risultato, la nostra foto transita però su server che si trovano all’estero, dove i dati “potranno essere archiviati e lavorati negli Stati Uniti (dove FaceApp dichiara di avere sede) o in qualsiasi altro paese in cui FaceApp, i suoi affiliati o i fornitori del servizio possiedono le infrastrutture“, questo si legge nella policy per il trattamento dei dati sensibili ferma e non aggiornata dal 2017 (quindi precedente all’entrata in vigore del Gdpr).

Esiste una “questione privacy e FaceApp”?

Da utenti ed esperti sono stati sollevati in queste settimane preoccupazioni sul fatto che FaceApp carica le foto scelte degli utenti sul cloud e quindi l’elaborazione delle immagini non viene eseguita localmente sul proprio dispositivo. Come per ogni app, infatti, è bene ricordare che ogni scatto potrebbe essere potenzialmente archiviato nei server del suo sviluppatore.

Se poi aggiungiamo che:

  1. L’app è stata sviluppata da una società russa, la Wireless Lab, che non offre informazioni trasparenti su tempi e uso dei dati raccolti dai migliaia di utenti che l’hanno scaricata, ed a differenza di altre app utilizza un algoritmo che ne analizza i volti e li modifica grazie a un’intelligenza artificiale.
  2. Nei giorni scorsi un tweet ha scatenato il panico sul web: uno sviluppatore, Joshua Nozzi, aveva avvertito che l’app era in grado di prendere tutte le foto dal telefono e caricarle su server senza l’autorizzazione.
  3. Infine in Italia Altroconsumo sottolinea che FaceApp può accedere anche ai file multimediali di WhatsApp e raccogliere dati aggirando l’obbligo di avere scaricato l’applicazione. Così come viene dato per scontato il consenso per la geolocalizzazione. Quindi i dati potrebbero essere ceduti a delle società terze e, si legge sempre nella policy di FaceApp, “questi affiliati rispetteranno le scelte che fai su chi può vedere le tue foto“, ma chi ce lo garantisce?

Quindi alcune domande nascono spontanee e richiedono una risposta:

  1. dove finiscono le foto che ci scattiamo per vedere come saremo in futuro?
  2. cediamo così i nostri dati personali ad aziende che li useranno per scopi commerciali?
  3. esistono gli estremi per affermare che c’è una violazione della nostra privacy personale?

Ecco la replica ufficiale del team della app agli allarmi su ipotesi di traffico di informazioni personali:

Conservazione dei file nel server per tempi inferiori alle 48 ore, nessuna vendita a terzi e nessuna cessione a terzi dei dati degli utenti, zero collegamenti tra foto e identità.

Le foto, fanno sapere dall’azienda al sito TechCrunch, vengono caricate sui server dell’infrastruttura cloud aziendale per l’elaborazione e conservate per un periodo inferiore ai due giorni così da evitare che gli utenti debbano trasmetterle nuovamente per eseguire altri editing e per analisi interne a fini statistici. La società russa sottolinea inoltre di non rendere accessibili i file né le informazioni private a terze parti.
Il team di FaceApp, infine, sottolinea che la stragrande maggioranza degli utenti non effettua il login e quindi l’app non è in grado di collegare le foto alle identità degli stessi. FaceApp insomma non esporta nei server di Mosca tutte le foto contenute nello smartphone.

Questo è stato il loro comunicato ufficiale che farebbe rientrare, diciamo, l’allarme privacy rilanciato da tutti i media.

Conclusioni

Noi rimaniamo sempre diffidenti quando si parla di “uso dei dati personali”, soprattutto quando è legato al mondo dei social network e di internet in generale. Infatti in un mondo che si proietta sempre più verso le vendite mirate di prodotti e all’intercettazione dei potenziali clienti con tecniche di profilazione, i dati raccolti da app come questa, con questa enorme diffusione, fanno gola a migliaia di aziende.

Quello dei dati degli utenti è diventato un mercato e come tale ha un valore, questo implica interessi economici che possono far gola a tanti… ed al giusto prezzo si compra tutto!!!

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